Pmi, più credito a chi investe

14 Maggio 2018

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Pmi, più credito a chi investe

Concluso il test sul nuovo Fondo di garanzia - Finanziamenti per lo sviluppo verso 6-7 miliardi

ROMA
Disco verde per il nuovo Fondo di garanzia che potenzialmente aprirà le porte a nove Pmi su dieci. Dopo aver assicurato il credito vitale a molte imprese negli anni più bui della crisi il Fondo, dopo una fase di sperimentazione andata a buon fine sulle operazioni legate ai finanziamenti della “Nuova Sabatini”, può fare entrare a regime l’attesa riforma che ha l’obiettivo di ampliare la platea delle Pmi che potranno beneficiare della garanzia dello stato sui prestiti, assicurando il capitale soprattutto a chi difficilmente accederebbero a un finanziamento bancario. 
Del riassetto si parla ormai dal 2016 e sulla tabella di marcia si è accumulato quasi un anno di ritardo. Dopo il “collaudo” sulla Sabatini contenuto in una relazione inviata dal ministero dello Sviluppo al ministero dell’Economia, quest’ultimo dovrebbe inviare a giorni il suo via libera. Andranno quindi scritte le disposizioni operative - l’ultimo passaggio tecnico - per estendere le nuove regole a tutte le Pmi che busseranno al Fondo di garanzia. Stallo del Governo permettendo, dunque, il restyling del Fondo, basato su un rating con cinque classi di rischio (sul modello di quello già oggi impiegato dalle banche), entrerà in vigore tra giugno e luglio, anche se potrebbe servire un ulteriore periodo di “assimilazione” da parte delle banche e dei Confidi.
Tra le novità principali della riforma c’è l’assicurazione di garanzie più alte a chi vuole fare investimenti oltre che a determinate categorie (startup e Pmi innovative, nuove imprese e microcredito) abbassando le percentuali di copertura invece per le operazioni legate al circolante. A regime la riforma si dovrebbe tradurre oltre che in un ampliamento dei finanziamenti mobilitati e garantiti dal Fondo superando la barriera dei 20 miliardi - nel 2018 si dovrebbe chiudere intorno ai 18-19 miliardi - anche in un effetto volano sulle operazioni orientate agli investimenti. Con la riforma a pieni giri che privilegia appunto questo tipo di operazioni che avranno la garanzia all’80% delle somme erogate, la parte di credito mobilitata per investimenti potrebbe raggiungere quindi i 6-7 miliardi (dai 4,8 miliardi stimati per il 2018).
Dalla Relazione sull’«andamento del periodo di sperimentazione» applicato ai finanziamenti della nuova Sabatini - che ha messo sotto la lente 1978 operazioni ammesse alla garanzia tra il 14 giugno 2017 e al 31 dicembre - emerge anche che il restyling delle soglie dovrebbe produrre un risparmio delle somme impegnate e degli importi garantiti . Questo anche per effetto delle nuove soglie di garanzia che vengono tendenzialmente abbassate rispetto ad oggi: si passa infatti da coperture dirette tra il 60 e l’80% per tutte le operazioni a nuovi tetti graduali tra il 30% e l’80% in base alla rischiosità e alla tipologia di finanziamento. La relazione inviata al Mef avverte così che applicando gli esiti della sperimentazioni ai valori erogati dal Fondo nel 2017 si «evidenzia una diminuzione dell’importo massimo garantito dal Fondo del -12,4%, che passa da 12,3 miliardi a 10,7 miliardi». Fatto questo che produce anche una diminuzione degli accantonamenti necessari «con un conseguente risparmio di risorse impegnate dal Fondo pari a 261,2 milioni». 
Con il nuovo rating sono cinque le classi di merito attribuite alla Pmi in base ai bilanci: «sicurezza», «solvibilità», «vulnerabilità», «pericolosità» e «rischiosità». Solo quest’ultima esclude l’azienda dai finanziamenti (si stima circa l’8% delle Pmi). Per facilitare la valutazione delle imprese con il nuovo rating si prevede l’acquisizione automatica dei dati dall’agenzia delle Entrate (in particolare per le imprese a contabilità semplificate e per i professionisti) oltre che dal registro delle imprese di Infocamere (in particolare per le società di capitali). Si sta poi definendo l’accesso in automatico alla Centrale rischi.
Il riassetto, come detto, dovrà passare anche la prova del nuovo governo. L’eredità che viene trasmessa dal ministero dello Sviluppo è anche frutto di considerazioni sull’utilizzo che è stato fatto negli ultimi anni. Con la crisi, e il ruolo centrale svolto dal Fondo, le percentuali di coperture erano state portate fino alla misura massima (80%) consentita dalla normativa comunitaria. Una “forzatura” giustificata dalla gravità della situazione economica nazionale che, però, ha avuto come effetto indiretto quello di far salire notevolmente il fabbisogno finanziario del Fondo. D’altro canto il Fondo ha svolto, seppure indirettamente, un’azione di sostegno al sistema bancario, sopperendo grazie alle garanzie - sottolinea un’analisi dei dirigenti Mise - alla limitata disponibilità di «capitale di vigilanza» per la concessione dei prestiti. Questo, a sua volta, ha prodotto un controeffetto: cioè una minore focalizzazione dello strumento in favore delle imprese rischiose (ma comunque economicamente e finanziariamente sane e, quindi, bancabili) che presentano un maggiore bisogno del supporto pubblico. La riforma punta a riaccendere l’attenzione verso questo tipo di aziende.
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Marzio Bartoloni

Art. tratto da IlSole24Ore